La costruzione del collegio arcivescovile


Al rientro dal periodo trascorso in Svizzera nel 1950, dopo aver conseguito la laurea in germanistica, don Renzo cominciò la sua attività di insegnamento presso il collegio arcivescovile. Tuttavia fu costretto a conseguire, durante il primo anno di insegnamento, un titolo presso un' università italiana visto che il dottorato conseguito in Svizzera non era valido ai fini dell'insegnamento in Italia. Ottenne così il titolo presso l'università cattolica di Milano.
Nel 1951 il vescovo lo nominò direttore del collegio arcivescovile. Don Renzo si trovò così a dover risolvere una difficile situazione. Dopo gli anni della II guerra mondiale la sede del collegio presso il Seminario minore fu evacuata a causa dei frequenti bombardamenti che la distrussero in parte e furono organizzati dei centri in zone meno soggette ad incursioni aeree. Alla fine della guerra il collegio non poté organizzarsi in quella sede visto che la parte che non era stata danneggiata fu occupata dal Seminario Minore. Così il Collegio svolse provvisoriamente la sua attività presso l'edificio delle Dame di Sion e solo nel 1948/1949 il collegio poté trasferirsi nuovamente in via Madruzzo grazie alla ristrutturazione portata avanti dal responsabile dell'istituto, monsignor Giuseppe Gabrielli e da alcuni professori. La parte di edificio occupato in via Madruzzo tuttavia non corrispondeva alla sede originaria ancora danneggiata.
Il problema che si trovarono ad affrontare i responsabili del Collegio fu quello di trovare una nuova sede per il Collegio Arcivescovile. Infatti tra il 1949 e il 1951 il Seminario Minore aveva registrato un significativo aumento di iscrizioni e, vista la sua preminenza rispetto al collegio, sarebbe rientrato nella parte di edificio occupata dal Collegio senza però prevedere la restituzione della vecchia sede. 
Fu così che i responsabili del Collegio cercarono di trovare una soluzione a questo problema registrando tuttavia notevoli difficoltà sia nel reperimento dei fondi necessari sia nell'individuare il luogo dove costruire la nuova struttura.
Con l'arrivo di don Renzo alla guida del collegio i lavori per la costruzione della nuova struttura trovarono uno sbocco dopo alcuni tentativi falliti dai predecessori. Don Dalponte incaricò l'ingegner Segalla di un nuovo progetto e ottenne il benestare per l'occupazione di una parte della campagna del Seminario. Grazie all'appoggio del giovane amministratore don Fabio Chiarani, don Renzo trovò il coraggio di dare inizio ai lavori nonostante l'esiguità delle risorse disponibili e vennero edificate le fondamenta del nuovo edificio. Come testimonia don Chiarani l'area era occupata da un vigneto e fu grazie all'opera di 15 agricoltori di Vigo Lomaso che fu preparato il campo per i lavori di edificazione.
Don Dalponte si prodigò per reperire i fondi e grazie all'aiuto dell'ente pubblico, della diocesi e a quello silenzioso di numerose persone che nutrivano stima verso l'opera del prete di Vigo Lomaso, in rapida evoluzione venne costruita la nuova sede di cui si venne in possesso nel 1953. A questa seguì l'edificazione della casa dei professori che a quel tempo alloggiavano ancora nel Seminario Minore e dei campi da calcio, tennis, pallavolo e pallacanestro affidata alla ditta Pedrotti. In rapida successione visto l'imminente abbandono del Seminario Minore fu edificato tra il 1955 e il 1957 un nuovo edificio per la chiesa, che stava molto a cuore a don Renzo e per il teatro-cinema e la palestra. Giocò un ruolo fondamentale in questo processo il vescovo di Trento Mon. Carlo de Ferrari che ebbe numerosi colloqui con don Lorenzo in questo periodo e che sostenne la costruzione della nuova sede del collegio arcivescovile. Tra i due infatti si instaurò un sincero rapporto di amicizia
Senza dubbio il periodo trascorso alla guida del Collegio Arcivescovile durante gli anni dell'edificazione non fu esente da preoccupazione per don Renzo. Da una parte vi era la somma ingente dei debiti accumulati, dall'altra lo scetticismo nei confronti dell'edificazione dell'opera espresso da alcuni colleghi. Il pensiero che spingeva don Renzo a continuare a prodigarsi in questo progetto si può ritrovare nell'omelia che pronunciò in occasione della benedizione della prima pietra dell'edificio il 5 maggio 1952:
"La Seconda guerra ci aveva lasciati senza sede, ed ora si doveva uscire dalla casa che ci ospitava. Per il nostro Istituto si trattava di costruire una nuova sede o morire. Per volere del nostro Arcivescovo, sostenuti dal sacrificio di generosi amici, abbiamo dato inizio a quest'opera. Ma non la costruiamo, perché abbiamo i mezzi; noi fabbrichiamo perché abbiamo fede, solo perché abbiamo fede e crediamo nel bene che quest'opera farà. E pertanto siamo convinti che anche attraverso una valanga di sacrifici essa sarà portata a termine. E' opera di tanti questa casa. Di voi specialmente, cari professori sacerdoti e colleghi che vivete in povertà, dando la vita, senza compensi, a queste generazioni di alunni. L'avete a lungo sognata questa casa propria vivendo per decenni nelle abitazioni altrui! Quanti dei professori defunti assisterebbero oggi commossi alla visione di questo cantiere! Siamo certi che la loro intercessione dal Cielo è di aiuto". (Continua)
Alcune foto dei lavori di costruzione del Collegio arcivescovile di Trento
(Annuario del collegio arcivescovile 1973-1974)

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